Giovedì, 22 Giugno 2017 09:08

In arrivo la “paghetta” per ricercatori e professori universitari: 250 euro al mese per far decollare la ricerca di base?

Dopo l'annuncio della Ministra dell'Istruzione, Università e Ricerca Valeria Fedeli del 4 giugno scorso sullo sblocco dei fondi attivato per "liberare risorse significative per la ricerca di base e per quella industriale, l'ANVUR ha pubblicato l'avviso pubblico finalizzato FFABR a dare esecuzione alla procedura di finanziamento delle "attività base di ricerca" a favore dei ricercatori e professori di seconda fascia delle università statali.

Come si legge dall'avviso "l'importo individuale del finanziamento è pari a 3 mila euro, per un totale di 15.000 finanziamenti individuali da assegnarsi in modo da soddisfare il 75% delle domande dei ricercatori e il 25% delle domande dei professori di seconda fascia". E, paradossalmente, dalla partecipazione vengono esclusi i migliori ricercatori, cioè coloro che già godono di finanziamenti pubblici, nazionali, europei o internazionali (in particolare ERC e PRIN).

A meno che lo scopo non sia proprio quello di sostenere chi non riesce ad accedere ad alcun finanziamento competitivo , facendo configurare il finanziamento stesso come una sorta di sussidio statale per "disoccupati" della ricerca, ci si interroga sul risultato che si pensa di raggiungere adottando tale modalità di erogazione dei fondi.

E cosa si intende per attività base di ricerca? Perché è lecito pensare che un assegno individuale di 3 mila euro l'anno non possa essere di supporto a alcuna attività di ricerca, tantomeno se di tipo sperimentale. Una stampante in più, la partecipazione ad un congresso (forse), ma certamente un importo del genere non permette di "incentivare" alcuna seria iniziativa di ricerca innovativa, tantomeno di eccellenza.

La Federazione Italiana Scienze della Vita (FISV) - che rappresenta 14 Associazioni Scientifiche (www.fisv.org) - ribadisce la propria posizione, più volte rilanciata anche in occasione dei precedenti comunicati sulle iniziative del MIUR per i finanziamenti della ricerca: per incrementare la performance della ricerca di base occorre una strategia che non può prescindere da assegnazioni basate su criteri di competitività, mentre ancora oggi continuiamo ad assistere a finanziamenti a pioggia. Che, in questo caso potremmo definire a pioggerellina, visti gli importi che saranno distribuiti ai vincitori (di fatto 250 euro al mese...).

Come sempre, il rischio che si corre è quello di sprecare denaro pubblico: non ha senso disperdere i fondi in mille rivoli, quando si sa per certo che solo torrenti ben alimentati possono rafforzare la ricerca fondamentale , vera sorgente di ricchezza di un paese.

f.to
Gennaro Ciliberto
Presidente Federazione Italiana Scienze della Vita (FISV)


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