Prof. Giorgio Manzi
Dipartimento di Biologia Ambientale

Tentare di comprendere l'umanità attraverso la sua (nostra) storia nel tempo profondo è una delle sfide più affascinanti della conoscenza scientifica. È nel passato che ritroviamo la nostra identità, il nostro posto nella natura, ed è da lì che possiamo provare a disegnare la genesi della biodiversità umana. Una storia prima della storia, ricomposta a partire da ossa, fossili, siti preistorici e biologia molecolare. La paleoantroplogia (scienza delle nostre origini) indaga su questo grande viaggio metaforico, che inizia dai primati non-umani per giungere al gruppo di scimmie antropomorfe bipedi che, all'inizio del Pliocene, intrapresero in Africa il percorso evolutivo che ha poi dato origine alla nostra specie, destinata ad affermare il proprio dominio sull'intero pianeta, con tutte le responsabilità che ne conseguono.

Prof. Tullio Pozzan
Dipartimento Scienze Biomediche Consiglio Nazionale delle Ricerche

In un organismo perfettamente funzionante è necessario che le funzioni di ogni organo (e all'interno dell'organo di tutte le cellule che lo costituiscono) siano altamente coordinate, pena l'insorgere del caos (e quindi nella malattia). Questo coordinamento  dipende dal continuo scambio di informazioni tra i diversi tipi di cellule che costituiscono gli organi, così come in una società umana il funzionamento della stessa dipende dalla possibilità di scambiarsi messaggi tra i diversi individui.
Nel mondo delle cellule questi messaggi (ad esempio gli ormoni) sono rappresentati da molecole che rilasciate da un tipo cellulare raggiungono attraverso il sangue il bersaglio localizzato spesso a lunga distanza dalla prima cellula.

Prof. Felice Cervone
Presidente FISV

Milioni di persone nel mondo patiscono la fame e la malnutrizione.
Per esempio, due milioni di bambini muoiono ogni anno nei paesi poveri per mancanza di vitamina A, il cui precursore di biosintesi è carente negli alimenti a loro disposizione.
Uno degli obiettivi dei ricercatori che studiano le piante è il miglioramento genetico delle varietà agronomiche coltivabili nelle varie parti del mondo e in condizioni climatiche diverse.
Ottenere piante resistenti alle avversità ambientali e alle malattie e, al contempo, ricche di elementi nutrizionali essenziali per la salute è sfida primaria della biologia.

Prof. Duccio Cavalieri
Dipartimento di Biologia Università degli Studi di Firenze

Negli ultimi dieci anni l'applicazione delle moderne tecnologie di sequenziamento allo studio delle comunità microbiche umane sta indicando come il delicatol'equilibrio fra salute e malattia passi anche da una corretta interazione fra i nostri geni e quelli dei microorganismi che risiedono nel nostro organismo.
L'approccio metagenomico oggi fornisce la possibilità di collegare le attività funzionali di comunità microbiche specifiche alla salute dell'ospite.
È ormai dimostrato come le abitudini alimentari abbiano un ruolo nella composizione e nella caratterizzazione del microbiota intestinale che a sua volta ha un ruolo cruciale nella modulazione del sistema immunitario.

Salvatore Cimmino
A Nuoto nei mari del globo per sostenere le biotecnologie di supporto alla disabilità

A soli 15 anni Salvatore Cimmino colpito da un osteosarcoma per salvarsi la vita fu costretto all'amputazione della gamba a metà del femore.
All'età di 40 anni, dopo innumerevoli problemi fisiologici, sotto consiglio medico, cominciò a nuotare, non essendo mai stato in acqua prima di allora.
Dopo otto mesi, il 15 luglio del 2006 compì la sua prima traversata senza l'ausilio di protesi performanti, la Capri/Sorrento di 22 km.
Subito dopo iniziò il suo percorso di straordinarie imprese atletiche per attirare l'attenzione sui problemi del mondo della disabilità.
Ogni giorno in Italia, secondo i dati INAIL, entrano nel mondo della disabilità per infortuni sul lavoro 147 persone.

Prof. Giuseppe Macino
Dipartimento Biotecnologie cellulari e Ematologia Sapienza Università di Roma

Tutte le cellule di un organismo sono dotate dello stesso genoma. Come è spiegabile quindi la grande variabilità di forme e funzioni cellulari dello stesso organismo?
Oggi sappiamo che i circa 20.000 geni del nostro genoma sono espressi in modo differenziale nelle cellule dei vari tessuti.
Gruppi diversi di geni determinano le caratteristiche di ogni tipo cellulare e le sue funzioni. Nell'espressione differenziale di questo gran numero di geni si potrebbe trovare la risposta alla complessità di funzionamento di ogni cellula ma la genomica comparata ci fa vedere che anche organismi più semplici come i vermi o gli insetti hanno un numero di geni corrispondente a quello dei mammiferi ma che hanno una complessità di tessuti e del sistema nervoso infinitamente inferiore. Come è possibile che con lo stesso numero di geni si ottengano risultati così differenti?

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