George Palade

21.10.2008
La scorsa settimana è morto a San Diego George Palade, Premio Nobel per la Medicina nel '72. Aveva 95 anni. A suo tempo era stato mentor mio, di Francesco Clementi, di Nica Borgese e, successivamente, di Pietro De Camilli.

George è stato l'esponente forse più geniale e produttivo della prima generazione dei biologi cellulari. Era nato in Romania e vi si era laureato in Medicina. Prima di raggiungere l'Università Rockefeller di New York, all'inizio degli anni '50, aveva già sviluppato una grande esperienza in Istologia e Citologia. L'introduzione in microscopia elettronica, allora in una fase iniziale, delle reletive tecniche, a cominciare dalla fissazione in osmio, furono gli strumenti dei suoi primi successi: la struttura dei mitocondri e dei cloroplasti, i ribosomi (inizialmente definiti come piccole particelle), l'identificazione dei microsomi come frammenti del reticolo endoplasmatico. Rileggendo le accese discussioni di quegli anni si scopre che George aveva quasi sempre ragione: quando ipotizzò che il reticolo servisse per la sintesi delle proteine secretive; che i granuli ricevessero i prodotti da secernere attravero vescicole; che la secrezione avvenisse per esocitosi e così via.

Quello che colpiva in lui era la grande cultura, non solo biologica ma anche umanistica (ho passato ore a discutere con lui di storia medioevale); il suo interesse per le novità, per il progresso tecnico, per l'ampliamento dell'approccio scientifico e tecnologico alla ricerca, per le ipotesi. Era fermamente convinto dell'importanza degli esperimeenti di alto profilo tecnico, anzi aveva l'abitudine di ripeterli quando un post-doc partiva, in modo da avere una prova diretta della loro validità. Nello stesso tempo aveva grande interesse per i suoi giovani collaboratori, soprattutto per quelli provenienti da (e rientrati in) paesi europei di cui conosceva i problemi in tema di ricerca. Molti dei suoi allievi hanno avuto successo, buono o ottimo, fino al Premio Nobel di Gunter Blobel.

In ricerca George è stato attivo fin oltre gli 80 anni. Progressivamente, poi, è stato piegato da problemi di salute. Fino all'ultimo, però, ha mantenuto una grande curiosità per gli uomini e per la scienza.

Oltre a quelli come me, legati a George Palade da rapporti di grande amicizia ed affetto, credo che molti altri lo tengano in considerazione per il suo straordinario contributo, per la sua chiarezza, per l'obbiettività di molte sue posizioni e per molte conclusioni scientifiche intorno alle quali si è sviluppata buona parte della moderna biologia cellulare.

Jacopo Meldolesi