Metodologia CRISPR/Cas9: basta un KIT per diventare esperti?

  • 01 Jun 2017

Il servizio on line di Repubblica diffuso il 9 maggio u.s. dal titolo "I rischi del kit per ogm fai-da-te: così abbiamo reso dei batteri immuni agli antibiotici" a cura di Elena Dusi e Francesco Giovannetti, sembrerebbe lasciare pochi dubbi: "...Crispr, un'innovativa ed efficace tecnica di ingegneria genetica. Ormai alla portata di tutti, esperti e non. E proprio per questo da maneggiare con cautela".
È davvero così facile generare un ceppo di batteri resistenti ad un antibiotico partendo da un kit comprato su Internet? La tecnologia CRISPR/Cas9 utilizzata nel video ed il kit commercializzato su Internet sono pericolosi?

La Federazione Italiana Scienze della Vita (FISV) - che rappresenta più di 5.000 ricercatori italiani appartenenti a 14 Associazioni Scientifiche - ritiene opportuno fare alcune precisazioni.
La metodologia CRISPR/Cas9, di recentissima introduzione, consente di manipolare i genomi di organismi con grande precisione e sta aprendo nuove prospettive per la ricerca, per l'agricoltura e per la cura di malattie, sia genetiche sia acquisite. Tuttavia non è affatto così semplice da utilizzare come sembrerebbe dal video: richiede conoscenze di biologia molecolare approfondite e strutture e laboratori attrezzati.

Inoltre occorre fare alcune puntualizzazioni:
1. Il kit commercializzato su Internet e utilizzato nel video non consente di fare qualsiasi cosa: può esclusivamente rendere il ceppo di batteri (fornito dal kit) resistente ad un certo antibiotico e, in ogni caso, per fare ciò è necessario avvalersi del supporto di un laboratorio attrezzato, così come ha fatto la giornalista nel video.
2. Il video pone l'attenzione sul fatto che i batteri ottenuti sono resistenti all'antibiotico specifico e per questo potrebbero essere dannosi per l'ambiente. Ma da questo punto di vista il sistema CRISPR/Cas9 non aggiunge alcuna pericolosità: esistono infatti da decenni diversi sistemi usati per ottenere batteri resistenti ad antibiotici, sistemi che sono alla portata di tutti i laboratori. Inoltre lo stesso fenomeno avviene frequentemente in natura, spiegando tra l'altro perché talvolta gli antibiotici con cui ci curiamo non sono efficaci.
3. I batteri usati nel kit sono non patogeni, adatti a crescere in laboratorio, ma non certo a essere usati come armi batteriologiche. Coltivare un batterio patogeno pericoloso e renderlo ancora più pericoloso richiede non soltanto l'utilizzo di laboratori super attrezzati, ma altresì una conoscenza molto approfondita della biologia del batterio e del suo ospite. E, ribadiamo, comunque non può essere ottenuto utilizzando il kit descritto.
4. Dal videoracconto dell'esperimento emerge che sia la metodologia CRISPR/Cas9 sia il kit commercializzato su Internet siano da considerarsi di per sé pericolosi. Ma questo è fuorviante ed allontana dal vero problema: sono gli usi "impropri" della metodologia ad essere potenzialmente pericolosi e quindi andrebbero opportunamente regolamentati. Pertanto, piuttosto che vietare la commercializzazione del kit in oggetto - così come è avvenuto in Germania - la FISV ritiene maggiormente opportuno e auspica l'avvio di un'iniziativa regolamentatrice a livello europeo, che prenda in considerazione la specifica applicazione, caso per caso. Come già avvenuto in passato, anche in questo caso la Comunità scientifica chiede meno divieti e più regole.

Per un utile approfondimento sull'argomento, rimandiamo il lettore al Blog della biologa e giornalista del Corriere della Sera Anna Meldolesi dal titolo esplicativo CRISPeR MANIA https://crispr.blog/

f.to
FISV – Federazione Italiana Scienze della Vita

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